25.10.25 – in Project Room a Camera: “Cristian Chironi. Abitare l’immagine”

"Cristian Chironi - Abitare l'immagine" in Project Room a CAMERA fino al 1° febbraio 2026

Presso la Project Room di Camera a Torino, il 23 ottobre si è inaugurata la mostra “Cristian Chironi. Abitare l’immagine” dedicata alla lettura del rapporto privilegiato tra fotografia e performance nell’opera multidisciplinare dell’artista nuorese.

Il percorso espositivo, curato da Giangavino Pazzola, include una selezione di stampe, video e installazioni, alcuni inediti, dagli inizi negli anni 90 ad oggi:

Lina (2004), Offside (2007), DK (2009), Cutter (2010), My House is a Le Corbusier (2015).

Si evidenziano le sue originali strategie di costruzione dell’immagine: messa in scena, creazione dei personaggi, autoritratto, la performance, l’intaglio e rimozione, il collage, la combinazione di più linguaggi. L’immagine fotografica indaga la complessità delle relazioni personali e della propria identità, attraverso la creazione di un immaginario di finzione che altera la percezione della realtà.

L’operare su altre immagini, stampe o libri, mette in discussione la sacralità dell’immagine nel produrre memoria, per creare invece nuove connessioni di senso.

Ho potuto condividere con l’Autore un mio personale punto di vista a riguardo di un fil rouge che penso di aver individuato nei suoi vari progetti e nell’esposizione di Camera e che lui ha mostrato di apprezzare e condividere.

Si tratta di una particolare alchimia per la quale l’Autore si trova a Ri-Generare, o a Ri-Creare immagini.

I suoi punti di partenza sono sempre altre immagini, e immagini altrui, magari da libri, sulle quali la sua azione è proprio una nuova creazione, inserendo se stesso, o intagliando, o sovrapponendo collage.

In tal modo esse ri-nascono a vita nuova, non dunque con un abito diverso, ma come creatura nuova, non esistita mai prima, ma con i semi delle precedenti.

Invito alla visita della mostra e a provare a ritrovare questo fil rouge lungo tutto il percorso e poi a commentare questo post per condividere la vostra esperienza.

Buona visita!

INFORMAZIONI

CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia

Via delle Rosine 18, 10123 - Torino

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01.10.25 – Lee Miller : la nuova mostra autunnale di Camera

LEE MILLER. OPERE 1930-1955 - La grande mostra dell’autunno a CAMERA

L’autunno di CAMERA - Centro italiano per la Fotografia di Torino vedrà protagonista una figura straordinaria della cultura mondiale del Novecento: la fotografa americana Lee Miller.

La nuova mostra, curata dal direttore artistico di CAMERA Walter Guadagnini, presenterà dal 1° ottobre 2025 al 1° febbraio 2026 oltre 160 immagini tutte provenienti dai Lee Miller Archives, molte delle quali pressoché inedite, per una chiave di lettura sia pubblica che intima del suo lavoro e della sua straordinaria personalità.

Il percorso espositivo si concentra sull’intensa attività tra gli anni Trenta e Cinquanta del Novecento dell’autrice americana, ponte ideale tra gli Stati Uniti - la sua terra natale - l’Europa, dove si trasferisce ancora giovane e dove decide di stabilirsi - prima a Parigi e poi in Inghilterra - e anche l’Africa, dove trascorre alcuni anni della sua intensa vita. Di origine statunitense (nasce a Poughkeepsie, nello Stato di New York, nel 1907), Lee Miller si sposta a Parigi alla fine degli anni Venti con la determinazione di diventare una fotografa, tanto da convincere Man Ray ad accoglierla come assistente nel suo studio.

Da questo momento inizia la sua vera e propria carriera, e continua una vita fatta di incontri e scelte eccezionali: si avvicina al mondo surrealista, diventando amica e musa ispiratrice di Pablo Picasso, Max Ernst, Paul Éluard, stringe rapporti con artiste del calibro di Eileen Agar, Leonora Carrington, Dorothea Tanning e realizza alcune delle immagini più significative della storia della fotografia surrealista, contribuendo anche alla scoperta della solarizzazione, una tecnica che lei e Man Ray sfrutteranno al meglio. Intorno a metà anni Trenta si sposa e si trasferisce per qualche anno in Egitto, dove realizza immagini di paesaggio dal sapore enigmatico, per poi tornare in Europa alla vigilia del conflitto mondiale.

Collaboratrice di “Vogue”, realizza per la più celebre rivista di moda non solo i classici servizi dedicati al mondo della haute couture, ma anche - in coincidenza con l’esplosione della Seconda Guerra Mondiale - inattese immagini che uniscono stile e vita quotidiana nella Londra ferita dai bombardamenti tedeschi.

Al termine della guerra che Lee Miller realizza i suoi servizi più noti, le tragiche immagini dei campi di concentramento e quelle del disfacimento della Germania nazista, con gli ufficiali suicidi, le fiamme che divorano la dimora estiva di Hitler e le città distrutte. Una serie di scatti ancora pubblicati su “Vogue” e che segnano in maniera indelebile anche la vita di Lee Miller, che dal dopoguerra infatti si ritira insieme al nuovo marito Roland Penrose nella campagna del Sussex, accogliendo lì gli amici artisti, mettendo da parte il suo impegno fotografico fino ad abbandonarlo: ma anche in queste immagini apparentemente solo familiari si legge ancora il genio sovversivo e ironico di una delle più grandi fotografe del XX secolo.

Il percorso della mostra segue un andamento cronologico, che evidenzia una delle caratteristiche principali della vita e dell’opera di Lee Miller: la sua inesausta curiosità e il suo continuo desiderio di cambiare, di scoprire aspetti nuovi tanto della vita quanto della fotografia. Le immagini che raccontano la sua partecipazione al clima surrealista appartengono infatti a un solo triennio, dal 1929 al 1932. In questo breve lasso di tempo, Lee Miller passa dall’essere solamente l’assistente e la modella di Man Ray - celebre è il racconto che lei stessa fece del loro incontro, in un bar vicino allo studio di Man Ray, al quale si presentò dicendo “Buongiorno, mi chiamo Lee Miller e sono la sua nuova assistente”, e alla risposta del maestro che le ricordava di non avere alcuna assistente lei replicò “Beh, da adesso ne ha una” - a realizzare opere come “Impasse des Deux Anges”, “Exploding hand” e “Coiffure”, tutte in mostra, fino a lavorare autonomamente nell’ambito della fotografia di moda e a recitare in un film di culto del periodo come “Le sang d’un poète” di Jean Cocteau.

Ma quando la sua carriera sembra avviata in questa direzione tra arte, moda e cinema, Lee Miller abbandona tutto e torna negli Stati Uniti, dove rimane per altri tre anni, aprendo uno studio fotografico nel quale ritrae diverse personalità del cinema e della high society statunitense e dove rafforza la sua presenza nel campo della fotografia di moda, collaborando anzitutto con “Vogue”.

Ma tutto questo non basta ancora a Lee Miller: incontra il ricco uomo d’affari egiziano Aziz Eloui Bey, se ne innamora, lo sposa e si sposta insieme a lui nel 1934 in Egitto. Una nuova esperienza, dunque, altre fotografie epocali (tra quelle in mostra, si ricorda quella forse più nota di tutte, che pare avere ispirato anche René Magritte, “Portrait of space”), la partecipazione a una sorta di cellula surrealista egiziana, che naturalmente lei metterà in contatto con gli amici europei e, dopo appena tre anni, il sorgere di una nuova inquietudine. Lee Miller torna nuovamente in Europa nel 1937, reincontra i suoi sodali surrealisti, tra cui le amiche Nusch Éluard, fotografata sorridente di fianco a un’automobile in un bellissimo ritratto, Ady Fidelin, nuova compagna di Man Ray, l’artista Dora Maar, compagna al tempo di Pablo Picasso, e conosce Roland Penrose, a sua volta artista e collezionista, che diventerà di lì a poco il suo secondo marito. Alla vigilia dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale nel 1939, si trasferisce con lui in Inghilterra, iniziando una nuova stagione di vita e di fotografia.

Cinque anni di guerra, cinque anni di fotografie dopo avere rinunciato a ritornare negli Stati Uniti per continuare a lavorare, volontariamente, nello staff di “Vogue” a Londra: dapprima, tra il 1940 e il 1943, le foto straniate della capitale britannica bombardata dai tedeschi (tra le immagini in mostra, anche la sorprendente “Fire masks”, dove l’abbigliamento di guerra trasforma i soggetti in protagonisti di una scena surreale), poi il desiderio di muoversi e la decisione di entrare a far parte dei reporter al seguito delle armate alleate in Europa, anche se sarà ancora “Vogue” a pubblicare i suoi servizi, sia quelli di moda che quelli più crudi realizzati sul fronte. E se già le sue fotografie sono straordinarie, sia quelle più reportagistiche dell’assedio di Saint-Malo sia quelle più misteriose scattate alla fine della guerra nell’Europa devastata, ancora più sorprendente è la sua eccezionale capacità di scrittura: tutte le immagini che escono su “Vogue”, infatti, sono accompagnate dai testi della fotografa, che si dimostra anche una grande giornalista.

In poco più di dieci anni, Lee Miller ha vissuto un numero di vite sorprendente, e dunque non stupisce la conclusione di questa vicenda e dell’intera mostra, che si svolge tra l’Italia – dove la fotografa realizza alcuni servizi sulla Biennale di Venezia, immortalando figure come Peggy Guggenheim o Giorgio Morandi, e dove realizza i suoi ultimi servizi di moda in Sicilia – e la casa della campagna inglese dove lei e Roland Penrose si ritirano, accogliendo gli amici come Saul Steinberg, Max Ernst, Alfred H.Barr Jr., Renato Guttuso, un giovanissimo Richard Hamilton, e mettendo in scena con loro divertenti siparietti che rappresentano l’ultimo contributo della fotografa alla cultura figurativa del suo tempo.

Tutto ciò è raccontato nella mostra attraverso 160 immagini, accompagnate anche dalla riproduzione di alcune pagine delle riviste dove sono stati pubblicati i suoi servizi fotografici e giornalistici. L’esposizione è inoltre arricchita da un catalogo edito da Dario Cimorelli Editore e da un programma di iniziative di educazione all’immagine, condivisione e partecipazione rivolte a pubblici diversi per età e formazione.

INFORMAZIONI

CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia

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30.09.25 – Camera festeggia 10 anni di attività

CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia compie 10 anni il 1° ottobre 2025 e dà il via ai festeggiamenti per questo importante anniversario con l’apertura della grande mostra dedicata alla fotografa americana Lee Miller, a cura del direttore artistico Walter Guadagnini: un percorso attraverso più di 160 immagini, molte delle quali pressoché inedite e tutte provenienti dai Lee Miller Archives, per una lettura sia pubblica che intima del lavoro e della straordinaria personalità di questa grande fotografa americana.

La mostra inaugura il 30 settembre con un’apertura straordinaria e gratuita, dalle ore 21.00 alle 24.00: un regalo che CAMERA offre al suo pubblico e alla città tutta.

Per enfatizzare l'evento, il logo dell'anniversario questa sarà proiettato sulla Mole Antonelliana.

Nel corso dei successivi 10 mesi di festeggiamenti CAMERA proporrà un programma di attività che sarà volto a riflettere sulla fotografia del presente e del futuro, all’interno del quale si succederanno mostre di grandi autrici e grandi autori storici e contemporanei, incontri di confronto e approfondimento sul presente e sul futuro della fotografia, giornate di studio sulla fotografia documentaria e sul mondo degli archivi, workshop per giovani artisti, appuntamenti di editoria fotografica ed eventi pubblici per celebrare CAMERA e l’arte dello scatto.

Fotografia del presente e del futuro è anche il fil rouge del nuovo look delle finestre esterne di CAMERA dove, dal 1° ottobre, si potranno leggere frasi di celebri fotografe e fotografi che danno la loro definizione di fotografia. Sulle due facciate di CAMERA (in via delle Rosine e in via Giolitti) si alterneranno, con un risultato curioso e a tratti divertente, frasi richieste per l’occasione a fotografe e fotografe con le quali CAMERA ha collaborato - come Erik Kessel, Susan Meiselas, Paolo Ventura - e citazioni di grandi nomi del passato - come Man Ray, Lee Miller, Henri Cartier-Bresson - per citarne alcuni.

Aperto nel 2015 a Torino con il desiderio di creare una “casa” per la fotografia, CAMERA è diventato anno dopo anno un vero e proprio centro culturale dove si propongono al pubblico mostre, incontri, laboratori, workshop, appuntamenti legati alla ricerca, occasioni di scambio e dialogo sulla fotografia di ieri, di oggi e di domani: un punto di riferimento nazionale e internazionale per la diffusione della cultura fotografica in Italia, aperto a fotografe e fotografi, studiosi, appassionati e chiunque voglia conoscere l’arte dello scatto.

E proprio all’alba del suo decimo compleanno, CAMERA è stato recentemente (giugno 2025) premiato nella categoria Spotlight ai Lucie Awards 2025 - uno dei più prestigiosi riconoscimenti internazionali nel settore - per la sua capacità di rivolgersi a vari pubblici grazie a un ricco palinsesto di iniziative che fa dell’inclusione e dell’ascolto elementi centrali della sua identità e della sua missione culturale, caratterizzata anche da un forte impegno sociale e un marcato spirito divulgativo.

Sono 600mila i visitatori che in questo primo decennio hanno visitato le 85 mostre che si sono susseguite negli spazi di via delle Rosine. Sin dalla sua apertura, accompagnata da un’esposizione dedicata al fotografo ucraino Boris Mikhailov, CAMERA ha portato in scena celebri maestre e maestri della fotografia – come Eve Arnold, Margaret Bourke-White, Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, Robert Doisneau, André Kertész, Tina Modotti, Man Ray solo per citarne alcuni – oltre ai grandi nomi del panorama contemporaneo, da Sandy Skoglund a Martin Parr, ponendo particolare attenzione all’opera di autori italiani riconosciuti a livello internazionale come Carlo Mollino, Gianni Berengo Gardin, Paolo Ventura, Mimmo e Francesco Jodice. Dieci anni di immagini, storie e visioni durante i quali CAMERA ha anche oltrepassato i confini cittadini per approdare in altre prestigiose sedi in vari paesi europei, curando e organizzando mostre che sono state allestite anche in altre sedi espositive, da Milano a Perugia, da Anversa a Winterthur, da Tours ad Arles. Con la sua Project Room, inoltre, ha dato voce a nuovi talenti, idee e visioni così come a progetti sperimentali, per stimolare il confronto e approfondire il racconto della realtà attraverso le immagini.

Grazie a CAMERA il grande pubblico è entrato in contatto con i protagonisti della fotografia contemporanea: con 350 ospiti in 250 appuntamenti aperti al pubblico, assolute leggende e grandi protagonisti della fotografia internazionale - come Cristina de Middel, Joan Fontcuberta, Erik Kessels, Susan Meiselas, Zanele Muholi, Walter Niedermayr, Paolo Pellegrin, Ferdinando Scianna - sono state ospitate nei suoi spazi insieme a direttori di musei, studiosi, giornalisti, influencer.

Sin dall’apertura, CAMERA si è posto in dialogo con realtà internazionali, a partire dell’agenzia Magnum, socio fondatore del centro, al MoMA, al Jeu de Paume, a Les Rencontres de la Photographie d’Arles, alla Fondation Henri Cartier-Bresson, ai Lee Miller Archives, per indicarne alcuni; dal 2016 ha attivato una collaborazione con l’ICP - International Center of Photography di New York, con cui ogni anno organizza un programma di alta formazione professionale. Un’occasione unica, in Italia e in Europa, per formarsi con i docenti di una scuola di eccellenza e approfondire il linguaggio della fotografia documentaria contemporanea. Altra collaborazione internazionale attiva dal 2018 è quella con numerose realtà europee che ha dato vita a FUTURES (EPP – European Photography Platform), piattaforma per talenti emergenti della fotografia sostenuta dell’Unione Europea, attraverso il programma Europa Creativa, di cui CAMERA è unico partner italiano.

CAMERA è EDUCARE, DIVULGARE, PARTECIPARE

CAMERA è CONSERVARE, ORDINARE, VALORIZZARE

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