Dal 12 febbraio 2026, gli spazi di CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino accolgono Edward Weston. La materia delle forme, la grande mostra organizzata da Fundación Mapfre in collaborazione con CAMERA Torino che, dopo le tappe di Madrid e Barcellona, approda per la prima volta in Italia.
Oggi, durante la Conferenza Stampa, il Presidente Chieli ha elencato alcuni dei successi più recenti di Camera, dal Lucie Award ai 45 mila visitatori per la splendida mostra su Lee Miller, appena conclusa.
Il nuovo simpatico Direttore Francois Hébel ha illustrato il ricco programma 2026, con le successive mostre di Harry Gruyaert e Letizia Battaglia, e ha accennato alle ricche opportunità date dal fatto che Camera ha ottenuto l’organizzazione del Torino Photo Festival Exposed dal prossimo 9 aprile, seguita da Walter Guadagnini precedente Direttore di Camera.
Finalmente il curatore Sergio Mah, ha introdotto la mostra su Weston con una particolarmente apprezzata e appassionata presentazione, nelle quale ha sottolineato la presenza in mostra di tantissime stampe vintage, originali e di alto pregio, la cui cura necessita di luci più basse del solito.
Secondo Mah, la figura di Weston emerge nel panorama del ‘900 per il suo peculiare modo di interpretare la realtà, con inquadrature e composizioni ricercate, dettagliate e precise.
La sua fotografia va ben oltre la fisicità dei soggetti ripresi, badando piuttosto alla loro percezione da parte dell’osservatore, che è invitato in tal modo a compartecipare, a vivere una esperienza personale.
Weston celebra la bellezza non in sé, ma per interagire con essa.
La forma ha una materia, una massa, ma transfigura grazie al ruolo attivo dell’osservatore.
La mostra è arricchita di diversi testi dell’autore che toccano aspetti fondamentali della sua poetica.
Con una selezione di 171 immagini, molte delle quali vintage, il percorso espositivo – curato da Sérgio Mah – si configura come un’ampia antologia che ripercorre tutte le fasi della produzione di Edward Weston (Illinois, 1886 - California, 1958) e presenta una selezione delle prime edizioni dei libri pubblicati dall’autore nel corso della sua vita. Arricchisce la visita anche il cortometraggio The Photographer del regista Willard Van Dyke (26’, Stati Uniti, 1948) per uno sguardo ravvicinato sull’ultimo periodo di attività di Weston che mette in luce il suo metodo di lavoro e il processo creativo. L’esposizione propone così una visione articolata ed estesa sull’eredità di una delle figure di spicco della fotografia moderna nordamericana. Un corpus che si pone come un contrappunto estetico e concettuale al modernismo delle prime avanguardie fotografiche europee.
La mostra ripercorre l’evoluzione della ricerca fotografica di Edward Weston, a partire dai primi lavori di impronta pittorialista, caratterizzati da vedute impressionistiche, temi pastorali, ritratti espressivi e da un uso morbido della messa a fuoco e delle ombre. In questa fase iniziale emerge già il suo interesse per la fotografia come linguaggio creativo autonomo.
I soggiorni in Messico tra il 1923 e il 1926 rappresentano una svolta fondamentale: qui Weston amplia il proprio repertorio tematico e si allontana definitivamente dal pittorialismo, consolidando uno stile basato sul rigore tecnico, formale e compositivo. Matura la consapevolezza che l’essenza della fotografia risieda nel momento dello scatto e nella capacità di osservare e scegliere, trasformando soggetti comuni in immagini di forte intensità visiva.
Dopo il Messico realizza importanti serie di nudi, in cui il corpo umano è concepito principalmente come forma. Esemplare quello del 1936, dove la sensualità deriva dal gioco di linee, volumi, contorni e ombre, più che da una dimensione narrativa o psicologica. A partire dal 1927 si dedica anche alle nature morte, attraverso le quali ricerca l’essenza senza tempo degli oggetti naturali e mette in evidenza le potenzialità percettive del mezzo fotografico: il Peperone n.30, ad esempio, si trasforma in un nudo preso di spalle, mentre la Conchiglia e la Foglia di cavolo escono dalla dimensione dell’oggetto comune per essere esaltati come attori sul palcoscenico.
Dalla fine degli anni Venti il paesaggio diventa centrale nella sua produzione: Weston fotografa i vasti territori dell’Ovest americano — deserti, coste e parchi naturali — privilegiando luoghi incontaminati e privi di presenza umana. Le sue immagini restituiscono una visione epica e contemplativa della natura, attenta alla luce, ai fenomeni atmosferici e alla morfologia del territorio: le foto della Death Valley di quel periodo, infatti, hanno fini artistici e non di mera presa diretta della realtà. Negli anni Quaranta il suo immaginario si fa più malinconico, con immagini legate alla decadenza e alla morte. A Point Lobos, infine, Weston trova una natura primordiale e vitale, capace di sostenere uno sguardo rinnovato, insieme concreto e metafisico, sul mondo naturale.
Pioniere di una visione rigorosamente moderna, Weston scelse la fotocamera a grande formato come strumento privilegiato, realizzando immagini in bianco e nero di straordinaria nitidezza e ricchezza di dettagli. Il suo rigore tecnico, unito a un profondo legame con la natura, la luce e la forma, ha generato un corpus che comprende nature morte, nudi, paesaggi e ritratti oggi considerati iconici. Radicata nel paesaggio e nella cultura statunitense, l’opera essenziale e inconfondibile di Weston offre una prospettiva unica sul processo di affermazione della fotografia e sul ruolo centrale che essa ha assunto nella cultura visiva contemporanea.
La mostra è organizzata da Fundacion Mapfre in collaborazione con Camera.
Biografia
Edward Weston nasce il 24 marzo 1886 a Highland Park, in Illinois. All’età di vent’anni si trasferisce in California, dove pubblica la sua prima fotografia. Nel 1911 apre il suo studio a Tropico (in California) e inizia a esporre le sue opere in diversi saloni fotografici nazionali e internazionali, ottenendo numerosi riconoscimenti. Contribuisce alla fondazione dei Camera Pictorialists di Los Angeles e, qualche anno più tardi, inizia a sperimentare con angolazioni astratte e variazioni di luce.
Nel 1923 Weston si reca a Città del Messico insieme al figlio Chandler e alla fotografa Tina Modotti, dove apre un altro studio. Nel 1927 realizza una significativa serie di nudi, e alcuni estratti dei suoi diari vengono pubblicati sulla rivista Creative Art. Due anni dopo fonda il suo studio fotografico a Carmel in California. Nel 1934 fotografa per la prima volta Oceano Dunes (California), e l’anno successivo scatta probabilmente la sua fotografia più famosa: un nudo della sua seconda moglie, Charis Wilson. Nel 1937 Edward Weston diventa il primo fotografo a ricevere una Guggenheim Fellowship, prestigiosa borsa di studio destinata a individui di talento in numerosi ambiti, tra arti creative, scienze naturali, scienze sociali e discipline umanistiche.
Nel 1941 viene incaricato di illustrare Leaves of Grass di Walt Whitman, un progetto che lo porta a viaggiare in tutto il territorio degli Stati Uniti fino a quando, il 7 dicembre, viene interrotto a causa dell’attacco a Pearl Harbor. Nel 1945 gli viene diagnosticato il morbo di Parkinson e l’anno successivo si tiene una grande retrospettiva al Museum of Modern Art (MoMA) di New York, con un totale di 250 fotografie. Suo figlio Cole si trasferisce a Carmel per assisterlo e stampare le sue opere. Nel 1948, con il peggiorare della malattia, Weston scatta la sua ultima fotografia a Point Lobos.
Negli anni successivi vengono pubblicati diversi libri sul suo lavoro e si tiene una retrospettiva al Musée d’Art Moderne di Parigi. Edward Weston muore il 1° gennaio 1958 a Wildcat Hill e le sue ceneri vengono disperse nella zona che oggi prende il suo nome, Weston Beach, a Point Lobos.
INFORMAZIONI
CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia
Via delle Rosine 18, 10123 - Torino
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